Torna alla pagina proncipale del Settore
Torna alla Home Page








Abitanti:
14642

Superficie
kmq: 14,90

Altitudine sul mare:
212 m

Denominazione degli abitanti:
aronesi

Altre località:
Campagna,
Dagnente,
Mercurago,
Montrigiasco

Parchi naturali:
Parco Naturale Regionale Lagoni di Mercurago

Festa patronale:
Santi Martiri di Arona (13/03),
Natività di Maria Vergine (12/09)

Altre feste:
Tredicino (26/02 - 20/03)

Mercato:
martedì / venerdì

Prefisso telefono: 0322
(Municipio 0322 23 11 11)

CAP:
28041

Sito web: www.comune.arona.no.it





            

ARONA



Situata fra la riva sudoccidentale del Lago Maggiore e le colline del Vergante, Arona è ai nostri giorni un importante centro industriale e turistico. Il passato la vide protagonista anche nel commercio tra la pianura padana e il Canton Ticino, oltre che nella navigazione del lago. Arona, che fu probabilmente una "mansio" romana (e comunque sede di insediamenti preistorici), fece parte nel medioevo del Comitato di Stazzona, prima di passare in proprietà dell'Arcivescovo di Milano (XI secolo). Sub" un forte incremento demografico ed edilizio quando la distruzione di Milano (1162), da parte del Barbarossa, causò l'esodo di molti milanesi verso il Lago Maggiore. Entrato a far parte dei domini viscontei nel 1277, divenne feudo dei Borromeo dal 1439 al 1797. Nuovamente unita a Milano nel periodo napoleonico, Arona tornò ai Savoia con la Restaurazione. Nel 1817 venne posta da Pio VII sotto la diocesi di Novara, divenendo città nel 1838.


Collegiata di Santa Maria Nascente e Canonica
La collegiata di Santa Maria Nascente sorge all'interno del nucleo medievale della città, contigua alla Chiesa dei Martiri. Fu consacrata come parrocchiale nel 1488, anche se i lavori di edificazione iniziarono un ventennio prima. Anticamente, si suppone intorno alla metà dell'XI secolo, era già presente una cappelletta dedicata alla Vergine, del cui edificio rimane solo parte del campanile romanico, poi reso nelle forme attuali in epoca barocca. All'interno della collegiata è custodito il prezioso Polittico della Natività eseguito nel 1511 da Gaudenzio Ferrari, collocato, dopo il restauro avvenuto nel 1996, a fianco della porta che conduce al quadriportico della canonica. L'opera, commissionata dai fabbriceri della collegiata nel 1510, era destinata a essere la tela dell'altare maggiore ma, poco tempo dopo, venne posta nella cappella degli Innocenti e vi rimase fino al recente restauro. Le scene che compongono il polittico sono racchiuse da una cornice dorata riccamente intagliata di gusto quattrocentesco. Sono altresì da segnalare due affreschi tardoquattrocenteschi eseguiti da pittori novaresi, posti sulla parete di fondo della cappella degli Innocenti. Di pregevole fattura sono le sei tele raffiguranti gli Episodi della vita della Vergine, opera del Morazzone e dono del cardinale Federico Borromeo, successore di San Carlo Borromeo nella diocesi milanese. Di particolare interesse è il maestoso organo settecentesco posto sopra l'ingresso: esso ha subito nel tempo vari rifacimenti, l'ultimo dei quali, più consistente, fra il 1985 e il 1986. Sul lato sinistro della collegiata ancora oggi è visibile nelle sua interezza originale la canonica voluta dal cardinale Federico, e terminata nel 1612. Grazie al contributo dell'arciprete Guglielmo Torelli (1832-1919), appassionato di archeologia, nel cortile e sotto il portico della canonica sono stati raccolti reperti di epoca romana, affidati a lui da sacerdoti e privati locali.




Particolare della facciata di S. Maria Nascente



Chiesa di Santa Maria di Loreto
La chiesa, situata nella Piazza del Popolo, anticamente chiamata anche Piazza Maggiore, ha avuto nel tempo altre denominazioni: per esempio, chiesa di Santa Marta (sede dell'omonima confraternita), oppure chiesa di Santa Maria di Loreto. La sua edificazione, voluta da Margherita Trivulzio Borromeo e dal figlio Federico (non ancora cardinale), risale al 1592: l'originario progetto, da sempre attribuito a Pellegrino Tibaldi, architetto di casa Borromeo, sembra invece attribuibile a Martino Bassi, in seguito ai recenti ritrovamenti di documenti dell'epoca. La facciata, opera di Francesco Maria Richini, presenta un pronao su colonne e un'elegante scalinata a due rampe. L'interno è ad aula unica con soffitto a botte lunettata. Entrando ci si imbatte nel maestoso altare maggiore, barocco di marmi bianchi e neri, sovrastato dalla pregevole statua marmorea che rappresenta l'Assunta, opera di Marcantonio Prestinari, già impegnato presso il Duomo di Milano. Sulla parete di sinistra, in particolare, si può ammirare un pregevole Crocifisso ligneo e una Storia della Passione risalente al Cinquecento di scuola lombarda. Bartolomeo Tiberino è invece l'autore della bella ancona lignea secentesca, raffigurante la Santissima Trinità in Gloria fra un volo di cherubini, collocata sulla parete di destra. Nei pressi della chiesa ci si imbatte nell'antica sede del Palazzo di Giustizia, più comunemente denominato Broletto, edificio di stile gotico lombardo. Lungo il porticato, in corrispondenza degli archi a sesto acuto, si possono ammirare, anche se in cattivo stato di conservazione, dei medaglioni in cotto raffiguranti alcuni membri della famiglia Visconti, già signori di Arona dal XIV secolo fino alla metà del XV secolo. Proseguendo sotto i portici, sempre nella Piazza del Popolo, ove già nel Medioevo si svolgeva il mercato settimanale al martedì, si può ammirare l'antico palazzo del Monte di Pietà, la cui facciata, il piano terra e il primo piano hanno rivelato recentemente frammenti di affreschi, alcuni dei quali risalenti al XV-XVI secolo.


Chiesa dei Santi Martiri
La chiesa dedicata ai Santi Martiri Graziano e Felino, Fedele e Carpoforo, ha facciata barocca e interno gotico, è situata nella parte alta della città e vi si accede per mezzo di una scalinata. Le sue origini sono molto antiche. Già menzionata nel X secolo come chiesa annessa alla coeva abbazia benedettina, fu oggetto di varie riedificazioni avvenute nel corso dei secoli: le più importanti sono riconducibili alla fine del Quattrocento e al Cinquecento. Si presenta a navata unica, con quattro cappelle decorate. Di pregio è la tela d'altare raffigurante la Madonna in Trono con i Santi, opera di Ambrogio da Fossano detto il Bergognone (1489), collocata dietro l'altare maggiore: fra i vari personaggi presenti nel dipinto si riconosce il committente dell'opera, l'abate Calegrani, inginocchiato alla destra della Vergine.


 

 



Rovine della Rocca Borromea

Chiesa di S. Maria di Loreto

 

Chiesa dei S.S. Graziano e Felino

 

 



Cappella Ossario Beolchi
La Cappella Beolchi si affaccia sull'odierna Via Cesare Battisti, già conosciuta come "rŸga di moort", ossia nello spazio ove sorgeva anticamente il cimitero aronese, a ridosso della chiesa dei Santi Martiri e del Palazzo Comunale. Deve il suo nome al patrizio milanese Bartolomeo Beolco, che la fece edificare nel 1683 come ossario del cimitero grazie alla sua particolare devozione verso le anime del Purgatorio. La cappella è da considerare un piccolo gioiello del barocco lombardo: interessanti sono le facciate poste a nord e a est, che presentano pregiate grate in ferro battuto circondate da marmi rossi e neri lavorati a rilievo. All'interno della piccola costruzione, a pianta rettangolare, sono visibili dipinti a soggetto macabro, probabilmente affrescati dal pittore Francesco Beloto tra il 1683 e il 1694.


Monastero della Purificazione
Singolare e caratteristica è la storia del Monastero della Purificazione, ovvero del primo monastero femminile istituito nel 1590 dall'Aronese Clemenza Ruga, sotto il patrocinio della madre di Federico Borromeo, la contessa Margherita Trivulzio Borromeo. La congregazione monastica, con il nome di Purificazione di Maria Vergine, ebbe il compito di istruire e ospitare le ragazze a partire dal 1598, anno in cui fu riconosciuta anche dalle autorità ecclesiastiche. Il convento fu soppresso nel 1810 durante il periodo napoleonico. Dell'originaria struttura è ancora visibile, all'interno, un bel cortile acciotolato con fontana. In seguito alla soppressione della congregazione, l'immobile fu destinato a usi civili, tanto che all'inizio del XX secolo fu trasformato in osteria (Quaranta). Ora, i locali, in seguito a una parziale acquisizione da parte del Comune, sono sede della Biblioteca civica.


La Rocca
Per la particolare condizione logistica e per la sua invidiabile posizione a capo del lago, Arona ha sempre avuto necessità di essere protetta da adeguate fortificazioni militari. E cos", fin dall'antichità, sul suo naturale bastione calcareo collinare, a nord della località, si sono riscoperte tracce di mura e fortificazioni, addirittura risalenti al V millennio a.C. e alla tarda età del bronzo. Come la sua gemella Rocca d'Angera, a lei contrapposta nella fascia costiera lombarda del Lago Maggiore, anche la Rocca di Arona ha conosciuto vari passaggi di celebri proprietari: dagli arcivescovi di Milano (XI-XII secolo), ai Torriani e ai Visconti (XII-XIV secolo) e da questi ai Borromeo, loro feudatari, che ampliarono la fortificazione collegandola al borgo di Arona con le mura e, verso il lago, con un posto militare (nella zona ove adesso si trova il club sportivo della Nautica). Le varie trasformazioni e i percorsi storici si interruppero all'inizio dell'Ottocento (1800-1801), quando Napoleone decise la sua distruzione totale, perchŽ poteva offrire al nemico un eventuale enorme vantaggio per ostacolare il transito delle sue truppe verso la Francia. A partire dal 1970 fu trasformata in parco pubblico, aperto a tutti coloro che vi salgono non soltanto per visitare la torretta e le tracce rimaste degli appartamenti borromei, ma anche per godere della splendida vista che il luogo panoramico offre sul lago e sulla sottostante Arona.


 

Piazza del Popolo: vista dal lago

 

Antico Palazzo di giustizia o Broletto





Statua di S. Carlo
Statua di San Carlo e il Sacro Monte
Meta d'obbligo di escursioni e pellegrinaggi sul Lago Maggiore sono certamente il Sacro Monte di San Carlo e la statua di "San Carlone". Situata a circa 300 m di altitudine, sulla strada che collega Arona con Dagnente e il Vergante, la statua si erge in altezza per 23 m e poggia su un basamento in granito alto 12 m. La statua, progetto di Giovan Battista Crespi detto il Cerano, venne completata verso la fine del Seicento, dopo la morte dell'artista, da Sino Zanella e Bernardo Falconi. Lastre di rame finemente cesellate a mano e montate sul luogo formano gran parte del corpo, mentre il capo e le mani sono in bronzo. Il Santo è rappresentato nella sua monumentalità nell'atto di benedire la città con la mano destra, mentre con il braccio sinistro tiene serrato al corpo un libro. Il visitatore può salire fino alla sommità grazie a una scala interna, ammirando le dimensioni e le proporzioni del colosso e godendo, attraverso le aperture oculari, di un'ineguagliabile vista sul lago. Ora la località è un grande centro di attrazione e di svago turistico più che luogo di preghiera o meta di pellegrini. Ben diverse invece erano state le intenzioni del cardinale Federico Borromeo quando il 13 luglio 1614 venne a benedire la prima pietra dell'erigendo Sacro Monte dedicato al cugino, già proclamato Santo. Allora la Chiesa mirava a contrastare la nascente riforma luterana con le costruzioni in luoghi prealpini, dotati di naturale bellezza e panoramicità, di Sacri Monti, ovvero luoghi isolati ove i pellegrini potevano riunirsi e con devozione ripercorrere la Via Crucis attraverso la sosta alle varie cappelle disseminate sui sentieri. La costruzione rimase però incompiuta e ora restano soltanto tre cappelle, oltre alla chiesa, al seminario e alla statua di San Carlo. L'ambizioso progetto del Santuario e del Sacro Monte si deve al padre oblato Marco Aurelio Grattarola, il cui ritratto è conservato sopra la porta della sacrestia della chiesa dedicata al Santo, che ne custodisce pure la sepoltura.


Lagoni di Mercurago
Il Parco Naturale dei Lagoni di Mercurago è stato istituito con apposita legge regionale nel 1980. Si estende per circa 470 ettari all'estremità meridionale del Lago Maggiore. La zona è caratterizzata dalla presenza di colline moreniche risalenti al Quaternario (oltre 10000 anni fa). Al suo interno sono disseminati stagni e paludi di origine glaciale, alcuni dei quali, in via di graduale interramento, sono ricoperti da torba come buona parte del terreno circostante. Il parco è ricco di rare specie vegetali come ninfee, castagnole d'acqua, tife e le canne palustri, che ricoprono il "Lagone" e gli stagni minori di una ricca fioritura tardoprimaverile; non mancano boschi di querce, castagni, ontani e vaste distese coltivate a prato. Di grande importanza sono anche le due necropoli dislocate nell'area del parco: Motto Lagoni e Motto Caneva. Il parco è ben organizzato: dettagliate segnalazioni indicano i sentieri percorribili per raggiungere i due siti archeologici.



Parco dei Lagoni di Mercurago