CONTENUTI
MODULI
MENU
PIANI D'ABBATTIMENTO - CATTURA

Modalità di attuazione del controllo della popolazione di COLOMBO DI CITTÀ (Columba livia forma domestica) Periodo 2008 - 2012 (art. 19 Legge 157/92 e art. 29 L.R. 70/96)

Caratteristiche della specie e motivazioni dell'intervento

Il colombo di città è un uccello rinselvatichito, la cui origine sarebbe da attribuire ad incroci tra i colombi selvatici (Columba livia) inurbanizzati e i colombi domestici perduti o sfuggiti nel tempo dallo stato di domesticità ed insediatisi nei centri urbani, dove si sono sviluppati formando spesso densi gruppi. I colombi sono uccelli con abitudini stanziali, che nidificano su costoni e pareti rocciose. Queste esigenze sono soddisfatte dall'ambiente urbano dove gli edifici, specialmente quelli più antichi , con i loro anfratti e rifugi, riproducono alcuni aspetti del loro ambiente naturale. Essi si sono adattati ai centri urbani anche grazie alle loro spiccatissime doti di apprendimento, memorizzazione e trasmissione culturale nell'ambito dei gruppi in cui sono organizzati.
La nidificazione avviene pertanto in cavità di edifici e di monumenti, ed una coppia può deporre fino a 9 covate di 2 uova all'anno.
Il periodo riproduttivo si protrae per tutto l'anno.
L'incubazione dura 17 giorni, ed i nidiacei vengono nutriti al nido per 21-35 giorni, dapprima con una sorta di "latte" prodotto nell'ingluvie dai genitori, poi con chicchi ammorbiditi.
La successiva emancipazione è rapida, poiché a 6 mesi un individuo ha già raggiunto la maturità sessuale.
In condizioni di sovraffollamento aumentano le interazioni aggressive, e si verifica uno stress ed una bassa qualità della vita, che gioca un ruolo di regolazione densità-dipendente delle popolazioni. Il cibo è il fattore limitante delle popolazioni di colombo. L'idoneità di un habitat declina all'aumentare della densità.
La vita media è di 2,4 - 2,9 anni, e la mortalità degli adulti è dell'11-34% e del 43% nei giovani.
Nelle città italiane il picco riproduttivo riguarda il periodo marzo-giugno, con un brusco calo in estate, causato principalmente dalla diminuzione delle risorse trofiche (alimentari).
La dieta è prevalentemente vegetariana (cereali, granaglie, leguminose, germogli), ed un individuo necessita di 30 grammi di cibo secco e 60-90 grammi di acqua al giorno. Nei centri storici il cibo viene somministrato dalle persone, mentre gli individui che abitano in periferia, si recano più spesso a nutrirsi nei campi circostanti. Molto cibo a disposizione rende i colombi "pigri" e causa squilibri nella dieta, in quanto gran parte è povero (pane, pasta). Il comportamento è gregario.
L'home-range individuale misura in media 1,64 ettari, e gli adulti hanno home-range più ampi rispetto ai giovani (2,24 vs. 1,04 ettari).
A seconda della situazione e delle condizioni ambientali locali, i gruppi possono essere stabili, con pochi scambi di individui tra gruppi limitrofi, oppure presentare alcuni visitatori regolari e altri occasionali
Il colombo di città, più o meno ovunque, è considerato una “specie problematica” a seconda della percezione del problema da parte della comunità locale.
Dal punto di vista sanitario il piccione non è una specifica fonte di infezioni, ma può veicolare direttamente o indirettamente agenti patogeni anche per l’uomo, costituendo un serbatoio di agenti infettanti, permettendone la sopravvivenza e la veicolazione. Questo pericolo diventa rilevante soltanto in situazioni predisponenti quali: il sovraffollamento della specie e la presenza di fasce deboli della popolazione umana (bambini, anziani e immuno depressi) ovvero in presenza di situazioni a maggior rischio (es. ospedali). Comunque, va detto che secondo quanto sottolineato anche dall’Istituto Superiore di Sanità, i rischi sanitari sono più una potenzialità che un fatto concreto.
Le principali patologie che si riscontano nei colombi sono la salmonellosi, l’ornitosi, la borreliosi, la toxoplasmosi, ed inoltre, vi potrebbero essere problemi sanitari legati alla presenza della zecca Argas reflexus, che può provocare reazioni allergiche nell’uomo.

Periodo e zone interessate all'intervento

L’intervento ha durata a far tempo dalla data di esecutività della deliberazione della Giunta Provinciale fino al 31.12.2012, con le seguenti modalità:
  • Catture mediante reti a scatto o con gabbie-trappola, effettuabili tutto l’anno eventualmente anche all’interno dei centri abitati
  • Abbattimento diretto con arma da fuoco effettuabili tutto l’anno esclusivamente in aree rurali a difesa delle colture agricole.
Le operazioni interesseranno:
  • per quanto riguarda le aree urbane, tutta la Provincia;
  • per quanto riguarda le aree rurali, il territorio dei seguenti comuni, esclusi i Parchi e le Riserve Naturali Regionali: Barengo, Bellinzago N., Biandrate, Borgolavezzaro, Briona, Caltignaga, Cameri, Carpignano Sesia., Casalbeltrame, Casaleggio, Casalino , Casalvolone, Castellazzo N., Cavaglietto, Cavaglio d'Agogna, Cerano, Fara N., Galliate, Garbagna, Ghemme, Granozzo, Landiona, Mandello Vitta, Marano Ticino., Mezzomerico, Momo, Nibbiola, Novara, Oleggio, Recetto, Romentino, San Nazzaro Sesia., San Pietro Mosezzo., Sillavengo, Sizzano, Sozzago, Suno, Terdobbiate, Tornaco, Trecate, Vaprio d’Agogna, Vespolate, Vicolungo, Vinzaglio.

Mezzi e metodi

Le operazioni di abbattimento effettuate nelle aree agricole, la cui competenza è della Provincia di Novara, saranno organizzate dal tecnico della Funzione caccia, pesca, parchi e gev ed effettuate dagli agenti del Corpo provinciale di vigilanza, nel rispetto delle sottoelencate prescrizioni:
  • Gli interventi potranno essere effettuati in ogni giorno della settimana, ovunque si ravvisi la presenza degli esemplari in questione.
  • La cattura degli animali è consentita con le seguenti metodologie:

    1. Abbattimenti a mezzo sparo su soggetti adulti con:
       - Uso di richiami (stampi)
       - Nelle vicinanze delle discariche;
       - Nelle ore serali al rientro dei grossi branchi nei boschi.

  • 2. Catture con reti a scatto o con gabbie-trappola utilizzabili su siti di foraggiamento
       predisposti allo scopo e successiva soppressione eutanasica degli animali,
L’utilizzo dei vari metodi descritti sarà definito dal personale di vigilanza al quale è demandata la realizzazione del piano e determinato in base all’area di intervento al fine di arrecare il minore disturbo alla fauna selvatica non oggetto di controllo.
Al termine di ogni intervento dovrà essere redatto a cura dell’agente provinciale che ha diretto l’intervento di controllo un apposito verbale sul quale saranno indicati:
  • La località dell’intervento
  • Il nome dell’operatore e del personale autorizzato a partecipare all’intervento stesso
  • Il tipo di metodo utilizzato
  • Il numero di soggetti catturati e/o abbattuti
Per quanto riguarda gli interventi nei contesti urbani, la competenza resta ai Comuni che potranno attivare azioni in sinergia con la Provincia di Novara, competente per la parte rurale, al fine di ridurre la capacità portante dell’ambiente, mediante il ricorso ad interventi strutturali volti:
  1. alla riduzione delle risorse alimentari in ambito urbano (attualmente rappresentate sia dalla dispersione dei rifiuti organici, sia dalla somministrazione volontaria di cibo da parte dei cittadini)
  2. alla riduzione dei siti riproduttivi, mediante la chiusura degli accessi ai siti idonei per la nidificazione e la dislocazione di ostacoli che impediscano la nidificazione sui cornicioni o su altre strutture simili.
Un ulteriore sistema di controllo che andrebbe a completare il piano riguarda il controllo farmacologico della riproduzione con la somministrazione orale di un antifecondativo attraverso il mangime (attualmente l’unico prodotto farmacologico utilizzabile in Italia è la Nicarbazina). Quest’ultimo tipo di intervento deve essere autorizzato e condotto sotto stretta sorveglianza sanitaria ed in collaborazione con il personale indicato dai Comuni interessati.

Operatori abilitati al prelievo

Agenti del Servizio Provinciale di Vigilanza che potranno avvalersi della collaborazione dei sottoelencati soggetti muniti di porto d'armi uso caccia e di autorizzazione nominativa rilasciata dalla Provincia:
  • Proprietari o conduttori dei fondi ricompresi nelle aree interessate
  • Guardie venatorie volontarie
  • Agenti e Ufficiali di polizia giudiziaria che, per la loro qualifica e funzione, possono esercitare vigilanza in materia di caccia purchè autorizzati dagli Enti e Comandi da cui dipendono.
Le richieste di partecipazione, predisposte su apposito modulo dovranno essere presentate o fatte pervenire all'Ufficio Caccia e Pesca della Provincia che rilascerà apposita autorizzazione nominativa in capo ai richiedenti che dovranno esibirla agli Agenti prima della battuta.

I suddetti moduli, in distribuzione presso il competente Ufficio Provinciale, dovranno essere sottoscritti direttamente presso il sopra citato Ufficio dall’interessato oppure potranno essere presentati già sottoscritti con allegata fotocopia di un valido documento di identità.

Agenti della Polizia Municipale e personale indicato dai Comuni che avranno il compito di collaborare nella predisposizione dei mezzi di cattura all’interno dei centri urbani e alla eventuale somministrazione di mangimi medicati.

La soppressione degli animali catturati sarà affidata esclusivamente al personale appartenente al Corpo della Polizia provinciale al quale spetta, inoltre, il coordinamento di tutte le attività di abbattimento diretto.